Venezia 1712 – 1793 Veduta del campo dei santi Giovanni e Paolo con la loggia eretta in occasione della benedizione impartita da papa Pio VI il 19 maggio 1782 Olio su tela, cm 36x30,5. Solo a partire dai medi anni Settanta Francesco Guardi cominciò ad ottenere qualche riconoscimento ufficiale per la sua attività di vedutista: è questo il momento infatti in cui il pittore oebbe dal doge allora in carica, Alvise IV Mocenigo, la commissione di dipingere la serie di dodici tele incentrate sulla narrazione delle cerimonie pubbliche organizzate in occasione della sua elezione avvenuta il 19 aprile del 1763, ora conservate al Louvre. Nel 1782 gli vennero affidati altri due incarichi ufficiali, quelli di documentare tramite dipinti le visite compiute a Venezia dai Duchi del Nord, nel gennaio di quell'anno, e da papa Pio VI, presente in città tra il 15 e il 19 maggio, nel corso del suo viaggio di ritorno a Roma da un'importante missione diplomatica a Vienna. Per ricordare quest'ultimo evento, Pietro Edwards, Ispettore delle Belle Arti a Venezia, affidò a Francesco l'incarico di dipingere quattro tele che documentassero l'incontro del papa con il doge nel monastero dell'isola di San Giorgio in Alga, il pontificale tenuto nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, il congedo del doge dal papa nella sala d'udienza del convento dei Santi Giovanni e Paolo, dove il papa aveva preso residenza, e la benedizione al popolo dalla loggia costruita davanti alla facciata della Scuola grande di San Marco, ancora in campo Santi Giovanni e Paolo. Oltre a queste opere, più volte replicate, Francesco ha dipinto varie altre tele destinate a documentare l'apparato ligneo dalla sommità del quale Pio VI aveva impartito la benedizione al popolo, appositamente fatto costruire dalla Serenissima su progetto dell'architetto Antonio Codognato e dove i Veneziani avevano avuto la possibilità di salire, una volta terminata la cerimonia. Antonio Morassi (Guardi. L'opera completa di Antonio e Francesco Guardi, Venezia 1973) ne elenca cinque versioni (nn. 270 – 273 e 275), tutte egualmente di formato verticale, ma tutte diverse tra di loro in alcuni particolari, come diversa da tutte le altre è la versione che qui si presenta, sia nel raggruppamento dei personaggi che nella differente incidenza della luce. L'appartenenza alla mano di Francesco anche di questa sesta versione è garantita dalla qualità della pittura, dal segno agile e scattante che descrive le architetture e le figure e dal gioco raffinatissimo delle luci del meriggio che illuminano in pieno la facciata quattrocentesca della Scuola dietro al manufatto ligneo, lasciando invece in ombra quella della chiesa gotica a sinistra, in modi che confermano anche per quest'opera una datazione ad un momento del tutto prossimo all'evento narrato. Bibliografia: H. Schawarz, in Museum notes, 1953, vol. 10, n. 4A. Morassi, in "Arte Veneta", 1969, p. 302A. Morassi, Guardi. I disegni, Venezia 1993, cat. 274-276, figg. 276-278
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Furnitures, Drawings & Old Master Paintings
6:30 AM PT - Jul 6th, 2008
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San Marco Casa d'aste S.p.A.
Santa Croce 1681/A
Venice, 30135
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