Auction details
Old Master Paintings, Furnitures, Sculptures
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Santa Croce 1681/A
Venice, 30135 ![]()
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Documentato a Bologna e a Pistoia dal 1377 al 1410 Madonna col Bambino fra i santi Antonio, Cristoforo, Giorgio e Floriano affresco staccato, cm 200x310 L'importante dipinto in esame, già in una collezione privata a San Paolo di Ravone, presso Bologna, è stato a ragione notificato dal Ministero dei Beni Culturali come opera di Lippo di Dalmasio, figlio del pittore Dalmasio degli Scannabecchi, nel cui testamento, redatto nel 1377, viene citato ancora come minore. Qui si afferma, inoltre, che egli dimorava a Pistoia, città nella quale è documentato fino al 1389, ma fu soprattutto a Bologna, sua città natale, che Lippo fu maggiormente attivo e ove gli vennero commissionate, fra le altre cose, opere per la basilica di San Petronio, oggi sfortunatamente quasi del tutto perdute. Il suo avvio dovette essere caratterizzato da una sostanziale fedeltà ai moduli formali fiorentini orcagneschi appresi a Pistoia che, tuttavia, riuscì a vivificare mediante una sempre più partecipe e sentita adesione alla cultura gotica bolognese. E' ad un momento ancora precoce della sua attività che sembra vada ricondotto l'affresco proposto, purtroppo di ignota provenienza, certamente destinato ad ornare la parete di un edificio chiesastico. Al centro, la Vergine, stagliata sul drappo purpureo teso alle sue spalle, instaura un intenso gioco di sguardi col piccolo Gesù che, ritto sulle sue ginocchia e vestito di una tunichetta bianca, è colto nell'atto di sfiorare con la sinistra il mento della Madre, con un gesto tenero e di intima complicità. Alla sua sinistra, i santi Antonio Abate, raffigurato come un monaco anziano con lunga barba bianca e tonaca da frate col cappuccio, e Cristoforo, patrono dei viandanti, rappresentato mentre trasporta sulle spalle Gesù Bambino; a destra, invece, san Giorgio, guerriero e martire che reca la spada, e Floriano, altro martire ritratto con l'armatura da soldato romano. Come si evince dal nostro dipinto, il pittore insiste su modi arcaizzanti che pur gli fanno raggiungere esiti di grande qualità esecutiva, in questo caso raggiungendo livelli perfino superiori ai suoi soliti standard. Sul finire del proprio percorso artistico egli andrà accentuando questa tendenza attraverso la ripresa di un linguaggio tipicamente neovitalesco, a testimonianza della sua estraneità alla nuova cultura che si afferma in quegli anni a Bologna con pittori del calibro di Giovanni da Modena.
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