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Auction details

 

Old Master Paintings, Furnitures, Sculptures
6:30 AM PT - Mar 29th, 2009

 

offered by
San Marco Casa d'aste S.p.A.

 

Santa Croce 1681/A

Venice, 30135
It Auction

 

       
Venezia 1701 – 1785 L'elefanteolio su tela, cm 47,5x61 - iscrizione con firma in alto a sinistra: Vero Ritratto / del Elefante / Condotto a Venezia / l'anno 1774 / Dipinto per mano di / Pietro Longhi / All Sis… Sig. Sebastian Rizzo / N°7. Come attestano i cronisti a lui contemporanei, Pietro Longhi, già alla metà degli anni Trenta, aveva abbandonato ogni attenzione per la pittura religiosa e di storia su grande scala e si era dedicato principalmente a narrare episodi della vita quotidiana dei nobili e dei popolani veneziani in tele di piccolo formato. Con questo tipo di produzione in cui metteva in scena "conversazioni, giochi, ridotti, maschere, parlatorj, con tale colorito ed evidenza, che a prima vista riconosconsi le persone e i luoghi rappresentati" (P. Guarienti, in P. A. Orlandi, Abbecedario pittorico …, Venezia 1753), il pittore si prestò ad andare incontro ai gusti della committenza attratta ormai dalle teorie illuministe e che sempre più spesso chiedeva che fossero trasposti sulla tela anche avvenimenti eccezionali della vita veneziana, come la presenza in città di animali o di personaggi 'insoliti', per soddisfare il proprio interesse verso il 'curioso' e l'aneddotico. E' il caso, ad esempio, del rinoceronte arrivato a Venezia in occasione del carnevale del 1751, che Longhi ritrasse almeno due volte su commissione di Girolamo Mocenigo (Londra, National Gallery) e Giovanni Grimani (Venezia, Ca' Rezzonico); o ancora del giovane Magrat, irlandese di altissima statura ritratto anch'egli su commissione di Giovanni Grimani nel 1757 (Venezia, Ca' Rezzonico), o del leone dipinto nel 1762 probabilmente per Andrea Querini (Venezia, Fondazione Querini Stampalia).Ma l'animale che in assoluto ha attirato l'attenzione dei committenti di Pietro Longhi è stato l'elefante esibito a Venezia per i festeggiamenti carnascialeschi del 1774, cui il pittore ha dedicato almeno quattro diversi dipinti: infatti, oltre alla tela in esame, realizzata per Sebastiano Rizzo - come attesta la lunga iscrizione che solitamente appare in questo tipo di dipinti -, vanno ricordate le versioni della collezione di Giuseppe Salom a Segromigno Monte, ora nella raccolta della Banca Intesa a Vicenza ed eseguita su commissione della nobildonna Marina Sagredo Pisani (cfr. T. Pignatti, Pietro Longhi, Venezia 1968, tav. 225), quella pubblicata da Egidio Martini (La pittura del Settecento veneto, Maniago 1982, fig. 270), realizzata per Domenica Dolfin Valier e, infine, un'ulteriore redazione apparsa nella recente mostra tenutasi nel Palazzo della Torre di Gorizia Le meraviglie di Venezia. Dipinti del '700 in collezioni private (2008, cat. N. 58).I quattro dipinti sono tutti similmente impostati, nonostante alcune piccole varianti: sulla destra, rialzato sul un palco improvvisato fatto di sodi assi di legno, si trova l'elefante trattenuto da grosse catene legata alle zampe; a sinistra, invece, al di sotto dell'iscrizione commemorativa dell'evento, sono il domatore, col colbacco e i lunghi baffi ad evidenziare la fisionomia asiatica del volto, e il committente con i suoi familiari, in due casi anche accompagnati dallo stesso pittore che si ritrae mentre fa uno schizzo sul proprio taccuino di appunti dopo essersi sollevato la maschera che portava sul viso. Da notare, nel nostro caso, la vena realistica nel connotare Sebastiano Rizzo, rubicondo e vestito di uno sgargiante abito rosso, e la figura dell'anziana ma elegante moglie che gli sta a fianco, nonché il giovane ritratto alle spalle, colto mentre ascolta con attenzione le parole del domatore, fumando la pipa, nonché la misteriosa figura in tabarro e bauta, con le mani nel manicotto di pelliccia.Come nota Filippo Pedrocco (comunicazione scritta), l'altissima qualità pittorica della nostra tela, nonché la viva freschezza esecutiva e l'impianto cromatico che la connota, sono prossime a quelle che caratterizzano la pressoché coeva serie della celeberrima Caccia in valle dipinta da Pietro Longhi per il nobiluomo Gregorio Barbarigo e ora conservata alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia.

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