Description
(Casteldurante, 1555 circa - 1605)
La Vocazione di Sant'Andrea e San Pietro
Olio su tela, cm 103X86,5
Provenienza:
Collezione privata
Avviato all'arte dal padre, Picchi si trasferì a Roma nel 1565 completando la sua formazione nelle botteghe di Federico Zuccari e Raffaellino da Reggio e la sua prima attività lo vede attivo nei cantieri promossi da Gregorio XIII e, in modo particolare, da Sisto V. In questi anni, l'artista beneficiò di un discreto successo visto che nel 1575 sono documentati due dipinti su rame raffiguranti Venere e Adone e Le storie di Perseo, realizzati per il cardinale Ferdinando de' Medici (cfr. L. Arcangeli, in Le Arti nelle Marche al tempo di Sisto V, catalogo della mostra a cura di P. Dal Poggetto, Cinisello Balsamo 1992, pp. 336-338). L'attività successiva di Picchi si svolgerà tra la città natale e Roma, svolgendo il proprio stile sull'esempio del manierismo in auge nella Città Eterna, ma quando sposterà la sua attività a Urbino per collaborare con Antonio Viviani la sua arte si modulerà sugli esempi di Federico Barocci prendendo a modello le sue opere, ma interpretandole in una maniera personalissima.
Il dipinto è corredato da una scheda critica di Alessandro Nesi.
Bibliografia di riferimento:
M. Moretti, Giorgio Picchi da Casteldurante, in Nel Segno di Barocci, allievi e seguaci tra Marche, Umbria, Siena, catalogo della mostra a cura di A. M. Ambrosini Massari e M. Cellini, Milano 2005, pp. 198-219
La Vocazione di Sant'Andrea e San Pietro
Olio su tela, cm 103X86,5
Provenienza:
Collezione privata
Avviato all'arte dal padre, Picchi si trasferì a Roma nel 1565 completando la sua formazione nelle botteghe di Federico Zuccari e Raffaellino da Reggio e la sua prima attività lo vede attivo nei cantieri promossi da Gregorio XIII e, in modo particolare, da Sisto V. In questi anni, l'artista beneficiò di un discreto successo visto che nel 1575 sono documentati due dipinti su rame raffiguranti Venere e Adone e Le storie di Perseo, realizzati per il cardinale Ferdinando de' Medici (cfr. L. Arcangeli, in Le Arti nelle Marche al tempo di Sisto V, catalogo della mostra a cura di P. Dal Poggetto, Cinisello Balsamo 1992, pp. 336-338). L'attività successiva di Picchi si svolgerà tra la città natale e Roma, svolgendo il proprio stile sull'esempio del manierismo in auge nella Città Eterna, ma quando sposterà la sua attività a Urbino per collaborare con Antonio Viviani la sua arte si modulerà sugli esempi di Federico Barocci prendendo a modello le sue opere, ma interpretandole in una maniera personalissima.
Il dipinto è corredato da una scheda critica di Alessandro Nesi.
Bibliografia di riferimento:
M. Moretti, Giorgio Picchi da Casteldurante, in Nel Segno di Barocci, allievi e seguaci tra Marche, Umbria, Siena, catalogo della mostra a cura di A. M. Ambrosini Massari e M. Cellini, Milano 2005, pp. 198-219
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GIORGIO PICCHI
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OLD MASTER AND 19TH-CENTURY PAINTING
May 27, 2026 8:00 AM EDTGenoa, Liguria, Italy
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