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Lot 0058
Altezza cm 39,5. L’importante scultura che qui presentiamo costituisce un esempio paradigmatico di modello tardo rinascimentale. Essa è stata oggetto di uno studio critico ad opera del Dr. Charles Avery, massimo esperto nella scultura tardo manierista e autore del fondamentale testo su Giambologna del 1987. Nella sua scheda, Avery, dopo aver preso in esame tutti i possibili modelli della scultura, la attribuisce senza dubbio allo scultore fiorentino Pietro Tacca (1577-1640). Avery inizia la sua disamina partendo dalle sculture rappresentanti divinità fluviali che attraverso la cultura dell'antica Grecia si era propagata per tutto l'impero romano. Effettivamente le sembianze di personaggi maschili molto vetusti ma allo stesso tempo in piena forma muscolare rende l'idea di come il fiume possa essere antico come il mondo per un territorio ma nel suo mutare durante l'anno possa arrivare anche ad avere in se' una forza distruttiva. Il più celebre scultore rinascimentale che si sia confrontato con questi modelli (almeno in forma di progetto) fu senza dubbio Michelangelo Buonarroti che nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze doveva scolpire, oltre alle sei statue effettivamente presenti (tre per ogni tomba), anche quattro statue che raffiguravano fiumi (lo scorrere infinito del tempo). Anche se esse non furono mai state effettivamente realizzate, le quattro presenti (Giorno, Notte Crepuscolo, Aurora) ci danno la cifra di come Michelangelo fosse idealmente debitore a questo tipo di modello classico. Le fattezze precise del nostro bronzo si ritrovano per la prima volta in un bozzetto in terracotta ancora oggi conservato al Museo del Bargello a Firenze. Questo bozzetto è stato negli anni alternativamente attribuito a Tribolo (1500 ca.-1550) o a Giambologna (1529-1608). (fig.1) Ancora oggi la didascalia del Bargello cita "Tribolo" mentre Avery nella scheda critica che noi forniamo dichiara di propendere invece per la paterintà giambolognesca e si rammarica di non avere incluso il bozzetto nella sua monografia sull'artista del 1987. Rispetto alla scultura del Bargello, comunque, il bronzo qui presentato ha delle piccole varianti, la più appariscente delle quali è l'alta sporgenza di roccia che lo sostiene. Avery giustamente si interroga su chi possa avere apportato questi piccoli cambiamenti rispetto all'originale di Giambologna e si risponde senza alcun dubbio che l'unico artista che aveva libero accesso a tutti i modelli del maestro fiammingo, proprio perché per anni aveva vissuto e lavorato gomito a gomito con lui, era unicamente Pietro Tacca (1577-1640). Egli infatti, come è ben noto, alla morte del maestro nel 1608 aveva avuto la possibilità, in competizione con Antonio Susini, di soddisfare la richiesta del mercato nobile e della nuova borghesia italiana (ma non solo) di sculture bronzee proprio attraverso i modelli che il suo maestro gli aveva lasciato. Nei modelli e nelle realizzazioni di Tacca il tipo di basamento che il nostro dio fluviale presenta è ben attestato in varie sculture che, come Avery documenta, sono apparse sul mercato anche in tempi relativamente recenti. (figg. 2-6) La roccia, fortemente striata e pesantemente marcata, conferisce alla scultura una lieve spinta verso l'alto e quindi un senso di maggiore importanza, cosa che il basamento in terracotta, modellato a mano e più rotondeggiante, faticava a dare. La scultura, al momento in cui fu studiata dal Dr. Avery, si presentava come descritta nel suo studio, ovvero priva del braccio sinistro. Questo e' stato quindi aggiunto per integrazione in tempi recenti., L’opera è provvista di attestato di libera circolazione. L'opera è provvista di analisi del metallo (EDXRF). L'opera è provvista di analisi di termoluminescenza sulla terra di fusione.

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