Description
(Verona, 1707 - San Pietroburgo, 1762)
Studio di testa femminile
Olio su tela, cm 48,9X38,7
Reca cartellino sul verso con iscritto: '8. drappo in tessuto Pietro Rotari'.
Allievo a Verona dell'incisore fiammingo Robert van Audenaerde, Rotari si trasferì a Roma per frequentare la bottega di Carlo Maratti, per poi raggiungere Napoli e divenire allievo di Francesco Solimena. Come possiamo notare, il giovane si prestò con entusiasmo a sperimentare gli esiti più aggiornati della cultura barocca e classicista sino ai suoi sviluppi rocaille, senza tralasciare i migliori esempi della scuola felsinea soggiornando a Bologna, costruendosi l'immagine di artista colto e nobile, dedito a dipingere per 'solo diletto' (Delorenzi, in Il Settecento a Verona 2011, pp. 131-133). Questa sua inclinazione gli permise sin dagli anni Trenta di affermarsi quale pittore di storia, ma durante la maturità la sua fama internazionale si deve alla ritrattistica e alla celebre serie realizzata per il complesso residenziale di Peterhof vicino a San Pietroburgo, concepito seguendo l'esempio italiano delle 'Gallerie delle Belle'. Nella nuova capitale russa, fondata da poco più di mezzo secolo, Rotari vi era giunto nel 1756, invitato dalla zarina Elisabetta che gli commissionò i ventidue ritratti che adornano il Padiglione Cinese a Oranjembaum nominandolo 'pittore primario' (cfr. I. Artemieva, La fortuna di Pietro Rotari e Giambettino Cignaroli in Russia, in Il Settecento a Verona..., cit., pp. 69-72). Detto ciò, questo peculiare genere ritrattistico costituito da 'teste di fantasia' femminili, che in Russia non a caso erano chiamate dagli estimatori 'Passioni', sono da considerarsi innovative dal punto di vista del gusto e quanto mai seducenti agli occhi dei collezionisti di tutta Europa al pari delle opere di Rosalba Carriera e Giambattista Piazzetta. Nel nostro caso, la figura trova confronto con quella centrale della Nascita di Maria (1740) conservata al Museo Civico di Padova, qui reinterpretato come 'testa di genere' per la sua piacevolezza (cfr. Da Padovanino a Tiepolo. Dipinti dei Musei Civici di Padova del Seicento e Settecento, catalogo a cura di D. Banzato, A. Mariuz, G. Pavanello, Milano 1997, pp. 276-277, n. 222).
Si ringrazia Enrico Lucchese per l'attribuzione.
Studio di testa femminile
Olio su tela, cm 48,9X38,7
Reca cartellino sul verso con iscritto: '8. drappo in tessuto Pietro Rotari'.
Allievo a Verona dell'incisore fiammingo Robert van Audenaerde, Rotari si trasferì a Roma per frequentare la bottega di Carlo Maratti, per poi raggiungere Napoli e divenire allievo di Francesco Solimena. Come possiamo notare, il giovane si prestò con entusiasmo a sperimentare gli esiti più aggiornati della cultura barocca e classicista sino ai suoi sviluppi rocaille, senza tralasciare i migliori esempi della scuola felsinea soggiornando a Bologna, costruendosi l'immagine di artista colto e nobile, dedito a dipingere per 'solo diletto' (Delorenzi, in Il Settecento a Verona 2011, pp. 131-133). Questa sua inclinazione gli permise sin dagli anni Trenta di affermarsi quale pittore di storia, ma durante la maturità la sua fama internazionale si deve alla ritrattistica e alla celebre serie realizzata per il complesso residenziale di Peterhof vicino a San Pietroburgo, concepito seguendo l'esempio italiano delle 'Gallerie delle Belle'. Nella nuova capitale russa, fondata da poco più di mezzo secolo, Rotari vi era giunto nel 1756, invitato dalla zarina Elisabetta che gli commissionò i ventidue ritratti che adornano il Padiglione Cinese a Oranjembaum nominandolo 'pittore primario' (cfr. I. Artemieva, La fortuna di Pietro Rotari e Giambettino Cignaroli in Russia, in Il Settecento a Verona..., cit., pp. 69-72). Detto ciò, questo peculiare genere ritrattistico costituito da 'teste di fantasia' femminili, che in Russia non a caso erano chiamate dagli estimatori 'Passioni', sono da considerarsi innovative dal punto di vista del gusto e quanto mai seducenti agli occhi dei collezionisti di tutta Europa al pari delle opere di Rosalba Carriera e Giambattista Piazzetta. Nel nostro caso, la figura trova confronto con quella centrale della Nascita di Maria (1740) conservata al Museo Civico di Padova, qui reinterpretato come 'testa di genere' per la sua piacevolezza (cfr. Da Padovanino a Tiepolo. Dipinti dei Musei Civici di Padova del Seicento e Settecento, catalogo a cura di D. Banzato, A. Mariuz, G. Pavanello, Milano 1997, pp. 276-277, n. 222).
Si ringrazia Enrico Lucchese per l'attribuzione.
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May 27, 2026 8:00 AM EDTGenoa, Liguria, Italy
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