Description
(Gaeta, 1734 - Roma, 1815)
Sibilla
Olio su tela, cm 97,5X73
Provenienza:
Collezione di George Encil
Londra, Sotheby's, 15 aprile 1999, lotto 67 (come scuola veneziana del XVIII secolo)
Collezione privata
Bibliografia:
N. Barbanti-Grimaldi, in Experience and Adventures of a Collector, a cura di G. Encil, Paris 1989, pp. 82-84 (come Elisabetta Sirani, attribuzione di Rodolfo Pallucchini)
Il sentimento neoclassico, l'accurata stesura e la buona conservazione conferiscono al dipinto un peculiare interesse e giustificano l'attribuzione a Tommaso Conca. Il pittore imparò i precetti dell'arte nella bottega familiare con il padre Giovanni e lo zio Sebastiano, acquisendo una formazione tardo barocca. Attivo tra il 1748 e il 1770 a Torino, dopo il ritorno a Roma, la sua produzione risente delle innovazioni neoclassiche di Mengs e la cultura archeologica e letteraria lo agevola nei rapporti con i circoli intellettuali più avanzati della capitale. Nel 1775 il principe Marcantonio Borghese gli commissiona la decorazione della sala del Fauno danzante e della Sala Egizia a Villa Borghese, impresa che riscosse un notevole successo e gli permise d'ottenere l'incarico di ornare la Sala delle Muse al Museo Pio Clementino in Vaticano (1785 ; 1787). Detto ciò, merita un commento la provenienza dell'opera dalla collezione George Encil (nato George Eisenschiml nel 1906) che, nato in Cecoslovacchia, emigrò in Canada nel 1937 e si stabilì a Banff dopo la Seconda Guerra Mondiale, sviluppando una passione per la fotografia e la cinematografia di montagna. Infatti, Encil fu uno dei pionieri dell'imprenditoria del turismo montano, a lui si deve la costruzione degli impianti di risalita di Mount Norquay e nel 1952 la sua azienda acquistò il Sunshine Ski Lodge. L'amore di Encil per la natura e la montagna si rispecchiava nel suo amore per l'arte e i suoi gusti erano eclettici, spaziando dai dipinti antichi ai maestri del primo Novecento, ai libri, alle sculture e persino all'arte giapponese. Ciò che accomunava ogni singolo 'orfano' (come definiva gli oggetti e i quadri che entravano a far parte della sua collezione) era però la cura e l'impegno che dedicava a ciascuno di essi, per farli risplendere: dal restauro all'incorniciatura e alla presentazione; un modo di pensare forse alimentato dalla gratitudine che provava per il suo paese d'adozione e per le opportunità che gli offriva. Nel 1989 Encil pubblicò un libro sulla sua collezione, Esperienze e avventure di un collezionista, una celebrazione della collezione stessa, con aneddoti personali e approfondimenti sulle discipline dell'incorniciatura e del restauro e in cui il dipinto in esame fu reso noto con l'attribuzione a Elisabetta Sirani.
Bibliografia di riferimento:
G. Sestieri, Repertorio della Pittura Romana della fine del Seicento e del Settecento, Torino 1994, pp. 59-60
Sibilla
Olio su tela, cm 97,5X73
Provenienza:
Collezione di George Encil
Londra, Sotheby's, 15 aprile 1999, lotto 67 (come scuola veneziana del XVIII secolo)
Collezione privata
Bibliografia:
N. Barbanti-Grimaldi, in Experience and Adventures of a Collector, a cura di G. Encil, Paris 1989, pp. 82-84 (come Elisabetta Sirani, attribuzione di Rodolfo Pallucchini)
Il sentimento neoclassico, l'accurata stesura e la buona conservazione conferiscono al dipinto un peculiare interesse e giustificano l'attribuzione a Tommaso Conca. Il pittore imparò i precetti dell'arte nella bottega familiare con il padre Giovanni e lo zio Sebastiano, acquisendo una formazione tardo barocca. Attivo tra il 1748 e il 1770 a Torino, dopo il ritorno a Roma, la sua produzione risente delle innovazioni neoclassiche di Mengs e la cultura archeologica e letteraria lo agevola nei rapporti con i circoli intellettuali più avanzati della capitale. Nel 1775 il principe Marcantonio Borghese gli commissiona la decorazione della sala del Fauno danzante e della Sala Egizia a Villa Borghese, impresa che riscosse un notevole successo e gli permise d'ottenere l'incarico di ornare la Sala delle Muse al Museo Pio Clementino in Vaticano (1785 ; 1787). Detto ciò, merita un commento la provenienza dell'opera dalla collezione George Encil (nato George Eisenschiml nel 1906) che, nato in Cecoslovacchia, emigrò in Canada nel 1937 e si stabilì a Banff dopo la Seconda Guerra Mondiale, sviluppando una passione per la fotografia e la cinematografia di montagna. Infatti, Encil fu uno dei pionieri dell'imprenditoria del turismo montano, a lui si deve la costruzione degli impianti di risalita di Mount Norquay e nel 1952 la sua azienda acquistò il Sunshine Ski Lodge. L'amore di Encil per la natura e la montagna si rispecchiava nel suo amore per l'arte e i suoi gusti erano eclettici, spaziando dai dipinti antichi ai maestri del primo Novecento, ai libri, alle sculture e persino all'arte giapponese. Ciò che accomunava ogni singolo 'orfano' (come definiva gli oggetti e i quadri che entravano a far parte della sua collezione) era però la cura e l'impegno che dedicava a ciascuno di essi, per farli risplendere: dal restauro all'incorniciatura e alla presentazione; un modo di pensare forse alimentato dalla gratitudine che provava per il suo paese d'adozione e per le opportunità che gli offriva. Nel 1989 Encil pubblicò un libro sulla sua collezione, Esperienze e avventure di un collezionista, una celebrazione della collezione stessa, con aneddoti personali e approfondimenti sulle discipline dell'incorniciatura e del restauro e in cui il dipinto in esame fu reso noto con l'attribuzione a Elisabetta Sirani.
Bibliografia di riferimento:
G. Sestieri, Repertorio della Pittura Romana della fine del Seicento e del Settecento, Torino 1994, pp. 59-60
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