Description
(Cento, 1597 - Bologna, 1658)
Cristo e Nicodemo
Olio su tela, cm 106X123,5
Figlio di Benedetto e fratello di Bartolomeo, Ercole Gennari studiò medicina per intraprendere la professione di chirurgo, ma nel 1628, sposando la sorella del Guercino, divenne allievo e poi stretto collaboratore dell'artista. La sua produzione si sviluppa inevitabilmente guardando agli esempi del maestro, impiegando i moduli compositivi e in alcuni casi emulandone lo stile come dimostrano non solo le opere, ma anche le fonti documentarie. Sappiamo, ad esempio, che per acquistare una casa a Cento Ercole compensa il pagamento con quattro dipinti riproducenti opere originali di Giovanni Francesco e a riprova ricordiamo in questa sede la tela raffigurante il Congedo di Catone conservata alla Galleria Estense di Modena, tratto dalla versione autografa oggi al museo di Marsiglia o la copia del monumentale Martirio di Santa Petronilla dei Musei Capitolini. Si ha poi notizia di creazioni riferite a Ercole che presentano interventi del maestro, come indicato dal Bagni commentando la pala dedicata a Felice da Cantalice e la Madonna con il Bambino e San Filippo Neri ora alla Pinacoteca di Bologna. Questa contiguità di mestiere, come sappiamo, generò non pochi problemi di ordine filologico e, come nel nostro caso, attribuzioni al capo bottega. Analizzando la composizione qui presentata si presume che sia stata eseguita durante la prima attività di Ercole ed è desunta da un'opera ora smembrata di cui è stata esitata presso la Sotheby's di Londra (4 dicembre 2024, lotto 8) la sola figura di destra letta come Caifa (fig. 1) e che Denis Mahon datò al 1625-1626, ma che è possibile anticipare al 1621 grazie alla testimonianza del Malvasia che, nei primi mesi di quell'anno, cita un dipinto raffigurante 'Un Cristo davanti a Caifa, e un San Tomaso, che tocca la piaga a Cristo al Sig. Bartolomeo Fabri' (cfr. C. C. Malvasia, Felsina Pittrice: Vite de Pittori Bolognesi, vol. II, Bologna 1678, p. 365). Pertanto, la tela in esame ci consente di ricostruire la conformazione originaria del quadro di Guercino e altresì di interpretare il tema rappresentato, tenendo conto che il Cristo al cospetto di Caifa o Anna ha sempre le mani legate, mentre nel nostro caso dialoga con la figura barbuta, suggerendo di riconoscerla nella personalità di Nicodemo.
L'opera sarà oggetto di una pubblicazione da parte di Massimo Pulini che qui ringraziamo per l'attribuzione.
Bibliografia di riferimento:
D. Mahon, Il Guercino (Giovanni Francesco Barbieri, Cento, 1591-1666). Catalogo Critico dei Dipinti, Bologna 1968, pp. 103-104, nn. 46 e 47
P. Bagni, Benedetto Gennari e la bottega del Guercino, Bologna 1986, pp. 253-265
C. Giardini, Ercole Gennari, in La scuola del Guercino, a cura di E. Negro, M. Pirondini, N. Roio, Modena 2004, pp. 247-257
E. Ghetti, Pratiche della bottega tra originali e copie: L'attività di Bartolomeo ed Ercole Gennari, in Guercino nello studio, catalogo della mostra a cura di B. Ghelfi e R. Morselli, Milano 2023, pp. 69-81
Cristo e Nicodemo
Olio su tela, cm 106X123,5
Figlio di Benedetto e fratello di Bartolomeo, Ercole Gennari studiò medicina per intraprendere la professione di chirurgo, ma nel 1628, sposando la sorella del Guercino, divenne allievo e poi stretto collaboratore dell'artista. La sua produzione si sviluppa inevitabilmente guardando agli esempi del maestro, impiegando i moduli compositivi e in alcuni casi emulandone lo stile come dimostrano non solo le opere, ma anche le fonti documentarie. Sappiamo, ad esempio, che per acquistare una casa a Cento Ercole compensa il pagamento con quattro dipinti riproducenti opere originali di Giovanni Francesco e a riprova ricordiamo in questa sede la tela raffigurante il Congedo di Catone conservata alla Galleria Estense di Modena, tratto dalla versione autografa oggi al museo di Marsiglia o la copia del monumentale Martirio di Santa Petronilla dei Musei Capitolini. Si ha poi notizia di creazioni riferite a Ercole che presentano interventi del maestro, come indicato dal Bagni commentando la pala dedicata a Felice da Cantalice e la Madonna con il Bambino e San Filippo Neri ora alla Pinacoteca di Bologna. Questa contiguità di mestiere, come sappiamo, generò non pochi problemi di ordine filologico e, come nel nostro caso, attribuzioni al capo bottega. Analizzando la composizione qui presentata si presume che sia stata eseguita durante la prima attività di Ercole ed è desunta da un'opera ora smembrata di cui è stata esitata presso la Sotheby's di Londra (4 dicembre 2024, lotto 8) la sola figura di destra letta come Caifa (fig. 1) e che Denis Mahon datò al 1625-1626, ma che è possibile anticipare al 1621 grazie alla testimonianza del Malvasia che, nei primi mesi di quell'anno, cita un dipinto raffigurante 'Un Cristo davanti a Caifa, e un San Tomaso, che tocca la piaga a Cristo al Sig. Bartolomeo Fabri' (cfr. C. C. Malvasia, Felsina Pittrice: Vite de Pittori Bolognesi, vol. II, Bologna 1678, p. 365). Pertanto, la tela in esame ci consente di ricostruire la conformazione originaria del quadro di Guercino e altresì di interpretare il tema rappresentato, tenendo conto che il Cristo al cospetto di Caifa o Anna ha sempre le mani legate, mentre nel nostro caso dialoga con la figura barbuta, suggerendo di riconoscerla nella personalità di Nicodemo.
L'opera sarà oggetto di una pubblicazione da parte di Massimo Pulini che qui ringraziamo per l'attribuzione.
Bibliografia di riferimento:
D. Mahon, Il Guercino (Giovanni Francesco Barbieri, Cento, 1591-1666). Catalogo Critico dei Dipinti, Bologna 1968, pp. 103-104, nn. 46 e 47
P. Bagni, Benedetto Gennari e la bottega del Guercino, Bologna 1986, pp. 253-265
C. Giardini, Ercole Gennari, in La scuola del Guercino, a cura di E. Negro, M. Pirondini, N. Roio, Modena 2004, pp. 247-257
E. Ghetti, Pratiche della bottega tra originali e copie: L'attività di Bartolomeo ed Ercole Gennari, in Guercino nello studio, catalogo della mostra a cura di B. Ghelfi e R. Morselli, Milano 2023, pp. 69-81
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May 27, 2026 8:00 AM EDTGenoa, Liguria, Italy
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