Description
(Gaeta, 1680 - Napoli, 1764)
San Benedetto impartisce la regola ai Santi Mauro e Placido
Olio su tela, cm 106,5X80,5
Provenienza:
Milano, Finarte, 29 novembre 1973, lotto 13 (come Sebastiano Conca)
Collezione privata
Bibliografia:
G. Sestieri, in Sebastiano Conca (1680 ; 1764), catalogo della mostra a cura di A. Griseri, O. Michel, G. Sestieri e N. Spinosa, Gaeta 1981, pp. 256-257, n. 87
La tela è una testimonianza significativa del talento e della cultura cosmopolita conseguita da Sebastiano Conca durante la maturità. Allievo di Francesco Solimena a Napoli, il pittore si trasferì a Roma tra il 1706 e il 1707 (cfr. De Dominici 1745), affrancandosi precocemente dagli insegnamenti del maestro e, nel corso del secondo decennio, si impegnò a dipingere numerose opere di piccolo e medio formato caratterizzate da un colorismo prezioso e figure aggraziate, contribuendo in maniera decisiva all'incipiente rococò. L'evoluzione del suo stile fu chiaramente condizionato dalla lezione di Carlo Maratti e dei suoi allievi, ma da lui interpretati in maniera quanto mai autonoma, assicurandogli committenze importanti. Infatti, tra il 1714 e il 1718, Conca partecipò alle decorazioni delle basiliche di San Clemente e di San Giovanni in Laterano, imprese che gli valsero l'ammissione alla Congregazione dei Virtuosi al Pantheon, all'Accademia di San Luca e una sorprendente fortuna commerciale, come ben ricordò nel 1719 l'Orlandi, scrivendo che all'artista 'non li mancano impieghi per Roma, né commissioni per oltramontani paesi' (cfr. Orlandi 1719, p. 390). Tornando all'opera in esame, risalta per la preziosità cromatica e il suo carattere alla moda, atto a soddisfare una committenza colta e aggiornata alle istanze del classicismo, che il Conca soddisfa concependo una composizione quasi simmetrica e di sobrietà inventiva, aliena da eccessive ornamentazioni. Per quanto riguarda l'esecuzione, invece, Sestieri suggerì una data intorno agli anni '40, per certe assonanze espressive colle due tele parmensi, rappresentanti l'Assunta.
Bibliografia di riferimento:
Orlandi P.A., L'abecedario pittorico, Bologna 1719
B. De Dominici, Vite dei Pittori, Scultori ed Architetti Napoletani, Napoli, 1745, p. 626
G. Sestieri, Repertorio della pittura romana della fine del Seicento e del Settecento, Torino 1994, I, pp. 173-176
L. Konecny, An unknown painting by Sebastiano Conca, Paragone, 57 (2006), nr. 677, p. 87-89
M. Epifani, Sebastiano Conca ei francesi: sintonie e sguardi reciproci, in Sfida al Barocco, catalogo della mostra a cura di M. di Macco G. Dardanello C. Gauna, Genova 2020, pp. 151-158
M. Epifani, Da Napoli a Roma, Torino e le corti europee: aggiunte e precisazioni al catalogo di Sebastiano Conca, pittore cosmopolita, in Palazzo Madama. Studi e Notizie, anno V, numero 4/2020, pp. 72-87
San Benedetto impartisce la regola ai Santi Mauro e Placido
Olio su tela, cm 106,5X80,5
Provenienza:
Milano, Finarte, 29 novembre 1973, lotto 13 (come Sebastiano Conca)
Collezione privata
Bibliografia:
G. Sestieri, in Sebastiano Conca (1680 ; 1764), catalogo della mostra a cura di A. Griseri, O. Michel, G. Sestieri e N. Spinosa, Gaeta 1981, pp. 256-257, n. 87
La tela è una testimonianza significativa del talento e della cultura cosmopolita conseguita da Sebastiano Conca durante la maturità. Allievo di Francesco Solimena a Napoli, il pittore si trasferì a Roma tra il 1706 e il 1707 (cfr. De Dominici 1745), affrancandosi precocemente dagli insegnamenti del maestro e, nel corso del secondo decennio, si impegnò a dipingere numerose opere di piccolo e medio formato caratterizzate da un colorismo prezioso e figure aggraziate, contribuendo in maniera decisiva all'incipiente rococò. L'evoluzione del suo stile fu chiaramente condizionato dalla lezione di Carlo Maratti e dei suoi allievi, ma da lui interpretati in maniera quanto mai autonoma, assicurandogli committenze importanti. Infatti, tra il 1714 e il 1718, Conca partecipò alle decorazioni delle basiliche di San Clemente e di San Giovanni in Laterano, imprese che gli valsero l'ammissione alla Congregazione dei Virtuosi al Pantheon, all'Accademia di San Luca e una sorprendente fortuna commerciale, come ben ricordò nel 1719 l'Orlandi, scrivendo che all'artista 'non li mancano impieghi per Roma, né commissioni per oltramontani paesi' (cfr. Orlandi 1719, p. 390). Tornando all'opera in esame, risalta per la preziosità cromatica e il suo carattere alla moda, atto a soddisfare una committenza colta e aggiornata alle istanze del classicismo, che il Conca soddisfa concependo una composizione quasi simmetrica e di sobrietà inventiva, aliena da eccessive ornamentazioni. Per quanto riguarda l'esecuzione, invece, Sestieri suggerì una data intorno agli anni '40, per certe assonanze espressive colle due tele parmensi, rappresentanti l'Assunta.
Bibliografia di riferimento:
Orlandi P.A., L'abecedario pittorico, Bologna 1719
B. De Dominici, Vite dei Pittori, Scultori ed Architetti Napoletani, Napoli, 1745, p. 626
G. Sestieri, Repertorio della pittura romana della fine del Seicento e del Settecento, Torino 1994, I, pp. 173-176
L. Konecny, An unknown painting by Sebastiano Conca, Paragone, 57 (2006), nr. 677, p. 87-89
M. Epifani, Sebastiano Conca ei francesi: sintonie e sguardi reciproci, in Sfida al Barocco, catalogo della mostra a cura di M. di Macco G. Dardanello C. Gauna, Genova 2020, pp. 151-158
M. Epifani, Da Napoli a Roma, Torino e le corti europee: aggiunte e precisazioni al catalogo di Sebastiano Conca, pittore cosmopolita, in Palazzo Madama. Studi e Notizie, anno V, numero 4/2020, pp. 72-87
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May 27, 2026 8:00 AM EDTGenoa, Liguria, Italy
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